Sulle tracce di Livingstone

meraviglia

Il Delta dell’Okavango

Questo viaggio in Botswana ha un sapore particolare, è stato voluto e pianificato per anni e, finalmente, si sono verificate le condizioni per effettuarlo. Nessuno di noi è stato in questa terra e, quindi, le aspettative sono altissime… ci sentiamo dei moderni esploratori, certo, non nel senso proprio del termine, ma per noi è una missione esplorativa. Ritirati i fuoristrada, due grossi Ranger ed una piccola Jimny, si parte da Windhoek (Namibia) per avvicinarci alla frontiera con il Botswana. Una prima tappa ci fa godere di un aperitivo con alcuni leoni, ma soprattutto incontriamo dei rappresentanti del fiero popolo San , i quali, attraverso un interprete, ci spiegano come sono riusciti a sopravvivere per migliaia di anni nel bush nel cuore del kalahari. Ben 700 chilometri ci portano a Maun dopo aver attraversato la frontiera a Buitepos (Trans Kalahari Border Post).

Ci siamo, siamo in Botswana! Il sogno prende forma materiale e la gioia è condivisa dal gruppo della Mopane Travel and Tours. Arriviamo a Maun che è già sera. Una notte di riposo e siamo sul Delta dell’Okavango , anzi “nel” Delta: dopo una lunga pista sabbiosa arriviamo sulla riva, pochi minuti per le raccomandazioni di rito ed eccoci scivolare sulle acque a bordo dei mokoro, le tradizionali imbarcazioni governate dai polers.
La natura ci sovrasta. Vediamo ninfee, ippopotami, migliaia di uccelli, panorami accecanti e pranziamo su un isolotto dopo una passeggiata che ci ha fatto conoscere flora e fauna. Un altro giorno, altre emozioni. Ci accoglie la Moremi Game Reserve dove faremo una notte di campeggio.

E’ difficile spiegare a parole le emozioni che quì si provano, è difficile perché come si fa a descrivere un branco di leoni che si richiamano tra loro e tu ci sei in mezzo?
Come spieghi la cena con gli amici nel mezzo della natura sotto le stelle e poi tutti intorno al fuoco?
E poi, come spieghi l’emozione che si prova quando, immerso nella luce della luna piena, vedi sfilare un branco di elefanti? Forse quì una parola c’è: silenzio , il nostro, dato dalla meraviglia , e quello dei maestosi animali che appunto senza fare alcun rumore ci sfilano davanti.

Lo stupore continua

Dopo aver visto nella Moremi leoni, ippopotami, elefanti, licaoni, il sorvolo sul Delta ci toglie il fiato… solo le immagini possono in parte spiegare. Qualcuno di noi piange per tanta bellezza!!

Ancora presi dalla commozione per lo spettacolo visto, il giorno dopo ci attendono i maestosi “baobab di Baines ” ed il Pan; ci rechiamo poi nel pomeriggio alla pozza dello Nxai Pan ed assistiamo alla vita che vince sull’ostilità del territorio: gnu, struzzi ed elefanti arrivano davanti ai nostri occhi per abbeverarsi.

Salutiamo l’area dei Pans dopo aver visitato il villaggio di Gweta e, soprattutto, un luogo che si può definire “magico”: lo sconfinato Ntwetwe Pan . Il sole tramonta e la luna sorge, è finito un altro giorno.

Ci trasferiamo verso Kasane a bordo dei nostri fuoristrada, questo è un viaggio molto “on the road”; sulla strada sfilano villaggi più o meno grandi, ma tutti popolati e pieni di vita.
Passiamo un’altra frontiera, quella con lo Zimbabwe, ed arriviamo nei pressi dello storico ponte che divide Zambia e Zimbabwe; un rapido passaggio a piedi sul ponte ci permette di avere un accenno delle cascate… se ne ode il fragore, cadono goccioline nebulizzate, eccone uno scorcio!
La mattina successiva finalmente le vediamo, come dei moderni Livingstone di cui abbiamo visto la statua, e ne percepiamo nettamente la potenza.
Quella imponente massa d’acqua che precipita per circa 100 metri ci ricorda che in confronto alla forza della Natura, l’uomo è molto, molto piccolo. Queste sono le Victoria Falls.

Ci spostiamo ancora, la strada continua a scorrere ed il tempo sembra essersi dilatato, siamo nel Chobe National Park . Il fiume è confine tra Botswana e Namibia e, navigandolo in battello, ce ne fanno vedere i limiti, ma a noi non interessa molto, lo spettacolo che ammiriamo è un altro… Pensavamo di esserci stupiti nella Moremi e sotto le cascate… nel Chobe è come vivere immersi in un documentario.
Sulle rive vediamo sfilare branchi di elefanti, colonie di babbuini, ma poi ecco una scena memorabile: una mamma elefante decide di attraversare a nuoto il fiume con il suo piccolo, lo spinge e lo aiuta a nuotare finché non guadagnano entrambi la riva dell’isolotto, il tutto davanti ai nostri occhi.
Scorgiamo ancora ippopotami e coccodrilli, ma anche dei varani; zebre, impala, kudu, alcuni leoni… Il Chobe è il Chobe!

La strada e la sua gente

Anche se dilatato, il tempo passa ed eccoci quì ad attraversare la frontiera di Ngoma, il che significa che stiamo lasciando il Paese dei baobabs e degli elefanti.
Avevamo aspettative altissime sul Botswana, ma abbiamo capito che questo Paese va al di là di ogni più alta aspettativa si possa avere.
Siamo ancora in viaggio, la strada continua, vediamo bambini sorridenti che ci salutano, carretti trainati da asini, ancora villaggi recintati con pali di legno, gente a piedi lungo i margini della strada. Gente “povera”, forse, ma non “povera gente”. Attimi di vita che resteranno impressi nella nostra memoria.

Dopo l’ultima notte di tour, svegliandoci nel campo tendato immersi nella natura, realizziamo che questa tappa ci avvicina a casa.
Decidiamo che per il rientro a Windhoek abbandoneremo l’asfalto e optiamo per la sterrata, una pista misto sabbia-pietre che, con sfumature dal rosso al rosa per finire al bianco, ci porterà a destinazione a bordo del piccolo 4X4. Ne assaporiamo ogni metro, ogni suggestione… il panorama, il babbuino pensieroso sul termitaio ed il facocero che ci attraversa all’improvviso.
Siamo a Windhoek, abbiamo chiuso il cerchio e ci concediamo una cena nel locale dove siamo stati la prima sera, ma adesso condividiamo ricordi, emozioni, esperienze che resteranno impresse in tutti noi. Grazie Mauro, Lorenzo, Giancarlo, Sissy, Cristina, Michele, Francesca e Davide!

“La parola che associo a questo viaggio è “sogno”. E’ stato un mio sogno nel cassetto per tanti anni e la realtà è andata ben oltre le aspettative, tanto da poterlo definire “un viaggio da sogno”.
Maria Chiara

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